Antibiotici, non basta usarne meno: devono essere disponibili per chi ne ha davvero bisogno

L’OMS richiama l’attenzione sulle disuguaglianze nella lotta contro l’antibiotico-resistenza

Quando si parla di antibiotico-resistenza, il messaggio più frequente è: dobbiamo usare meno antibiotici. È un’indicazione corretta, ma incompleta. In alcune parti del mondo il problema è l’abuso; in altre, invece, molte persone non riescono a ottenere neppure gli antibiotici essenziali quando sono realmente necessari.

Una nuova guida dell’Organizzazione mondiale della sanità chiede ai Paesi di inserire il tema dell’equità nei programmi nazionali contro la resistenza agli antimicrobici.

Il documento presenta 20 raccomandazioni collegate ai 13 interventi fondamentali dell’approccio dell’OMS. L’analisi si concentra su tre grandi aree: acqua, servizi igienici e igiene; accesso all’assistenza sanitaria e agli antibiotici essenziali; sorveglianza delle resistenze e dell’impiego dei farmaci.

Le disuguaglianze possono contribuire alla diffusione delle infezioni. Chi vive in una zona priva di servizi sanitari adeguati può ricevere una diagnosi tardiva, ricorrere a farmaci acquistati senza controllo o interrompere una terapia perché troppo costosa. Allo stesso tempo, regole eccessivamente restrittive possono rendere ancora più difficile l’accesso alle cure per le comunità già svantaggiate.

L’obiettivo, quindi, non dovrebbe essere semplicemente consumare meno antibiotici, ma utilizzarli bene: soltanto quando servono, nella dose corretta e per il tempo indicato, assicurando che siano disponibili per chi ne ha bisogno.

Anche la comunicazione deve cambiare. Frasi come “gli antibiotici fanno male” rischiano di creare confusione. Gli antibiotici sono medicinali indispensabili contro determinate infezioni batteriche; diventano un problema quando vengono assunti inutilmente, condivisi con altre persone o utilizzati senza una prescrizione appropriata.

La guida dell’OMS nasce da una sintesi delle evidenze e dal contributo di esperti. Non dimostra che tutte le raccomandazioni producano automaticamente gli stessi risultati in ogni Paese: dovranno essere adattate e valutate nei diversi sistemi sanitari.

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