Un rapporto dell’OMS invita a coinvolgere direttamente le persone che convivono con malattie croniche e problemi di salute mentale.

Un servizio può essere corretto sulla carta e fallire nella realtà. Può prevedere visite in orari incompatibili con il lavoro, utilizzare un linguaggio difficile oppure trovarsi in un luogo impossibile da raggiungere senza automobile.
Per evitare questo scarto tra organizzazione e vita quotidiana, l’Organizzazione mondiale della sanità propone di coinvolgere direttamente le persone che convivono con malattie croniche o problemi di salute mentale.
Il nuovo rapporto raccoglie le esperienze maturate nei progetti dell’OMS tra il 2021 e il 2024. Secondo il documento, pazienti e comunità non dovrebbero essere consultati soltanto quando il servizio è ormai pronto. Dovrebbero partecipare all’individuazione dei bisogni, alla progettazione e alla valutazione.
Chi vive con diabete, una patologia cardiovascolare o un disturbo psicologico conosce ostacoli che possono sfuggire a dirigenti e professionisti. Sa, per esempio, quanto sia difficile rispettare una terapia quando mancano trasporti, assistenza familiare, denaro o informazioni comprensibili.
Per portare un buon progetto locale su scala più ampia, l’OMS individua tre priorità: rafforzare la capacità delle istituzioni pubbliche, sostenere chi sviluppa soluzioni nelle comunità e migliorare il coordinamento fra cittadini, servizi e organizzazioni.
Coinvolgere i pazienti non significa approvare automaticamente ogni proposta. Le esperienze personali devono dialogare con dati scientifici, sostenibilità economica ed equità. Il rapporto presenta indicazioni operative e non i risultati di una sperimentazione controllata: non dimostra che lo stesso modello funzioni in ogni territorio.
