Quando curarsi costa troppo: i debiti sanitari possono ritardare una diagnosi?

Uno studio statunitense trova più tumori diagnosticati in fase avanzata nelle comunità con maggiore indebitamento sanitario. L’associazione è importante, ma non dimostra un rapporto diretto di causa ed effetto.

Rimandare un controllo per paura di quanto potrebbe costare può avere conseguenze molto più gravi del debito stesso. Una nuova ricerca statunitense suggerisce che le difficoltà economiche legate alle cure possano accompagnarsi a diagnosi oncologiche più tardive.

Lo studio ha esaminato 2.958 contee degli Stati Uniti, confrontando la percentuale di abitanti con debiti sanitari affidati al recupero crediti con l’incidenza di nove tumori comuni.

Nelle contee maggiormente indebitate sono risultate più frequenti le diagnosi in fase avanzata di tumori del polmone, colon-retto, cervice uterina, rene, vescica, testa-collo e melanoma. Per il tumore polmonare, un aumento di dieci punti percentuali della popolazione con debiti sanitari era associato a 5,15 diagnosi avanzate in più ogni 100.000 persone-anno.

Questo non significa che il debito faccia ammalare direttamente di cancro. Potrebbe essere il segnale di un territorio nel quale si concentrano povertà, scarsa copertura assicurativa, pochi medici e maggiori difficoltà nell’accesso agli screening. Chi teme una spesa può anche rimandare la visita dopo la comparsa di un sintomo.

Lo studio riguarda il sistema statunitense e non può essere trasferito automaticamente all’Italia. Anche nel nostro Paese, però, liste d’attesa, spostamenti, visite private e perdita di giornate lavorative possono trasformarsi in barriere economiche.

La ricerca è di tipo geografico: non sappiamo se le persone indebitate siano le stesse che hanno ricevuto una diagnosi tardiva. Non dimostra quindi che il debito abbia causato il ritardo. Il messaggio rimane importante: la diagnosi precoce dipende anche dalla possibilità concreta di accedere rapidamente a una visita.

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