Nei dodicenni più attivi sono stati osservati risultati migliori sul piano psicologico e alcune differenze cerebrali. Ma camminare non può essere presentato come una cura per ansia o depressione.

Non esiste un numero magico di passi che garantisca il benessere psicologico. Muoversi quotidianamente, però, potrebbe rappresentare uno dei fattori associati a una migliore salute mentale durante l’adolescenza.
Uno studio ha coinvolto 5.515 ragazzi statunitensi di circa 12 anni. I partecipanti hanno indossato un contapassi e sono stati sottoposti anche a risonanza magnetica cerebrale.
Un numero più elevato di passi giornalieri risultava associato a meno problemi psicologici dopo un anno. I ricercatori hanno inoltre rilevato alcune differenze nello spessore di specifiche aree della corteccia cerebrale. L’associazione appariva graduale: rispetto ai ragazzi che percorrevano meno di 5.000 passi, i problemi segnalati diminuivano progressivamente nelle fasce più attive.
Questo risultato non dimostra che camminare modifichi direttamente il cervello o impedisca la comparsa di ansia e depressione. Il rapporto potrebbe funzionare anche nella direzione opposta: un adolescente che sta meglio può avere maggiore energia, uscire più spesso e praticare più attività.
I passi, inoltre, non descrivono ogni forma di movimento. Nuoto, bicicletta, sport di squadra e gioco possono essere misurati male o non essere registrati affatto da un semplice contapassi.
Lo studio è osservazionale e la salute mentale è stata valutata attraverso questionari, non mediante diagnosi cliniche. I ragazzi inclusi provenivano inoltre, mediamente, da famiglie più avvantaggiate. La conclusione utile non è obbligare ogni ragazzo a raggiungere diecimila passi, ma creare occasioni piacevoli e sicure per muoversi.
