Psicoterapia a distanza: video, telefono o presenza? Non esiste una soluzione uguale per tutti

Un ampio studio statunitense suggerisce alcuni vantaggi delle visite in video, ma non dimostra che siano sempre superiori.

La diffusione della telemedicina ha cambiato anche l’assistenza psicologica e psichiatrica. Oggi un colloquio può avvenire in presenza, attraverso una videochiamata oppure al telefono. Ma queste modalità garantiscono gli stessi risultati?

Uno studio pubblicato su JAMA Network Open ha analizzato 813.699 pazienti assistiti dal sistema sanitario statunitense dei veterani. I ricercatori hanno confrontato le persone che ricevevano prevalentemente cure per la salute mentale in presenza, in video o telefonicamente.

Nel gruppo seguito soprattutto attraverso videochiamate sono state osservate percentuali leggermente inferiori di ricoveri psichiatrici, accessi al pronto soccorso per problemi di salute mentale e comportamenti suicidari. Anche la quota di appuntamenti completati risultava lievemente superiore.

Questi dati non significano però che la videochiamata sia automaticamente migliore. Lo studio è osservazionale: le persone capaci di utilizzare stabilmente il video potrebbero essere mediamente più organizzate, avere una connessione migliore, condizioni cliniche differenti o maggiori risorse economiche e familiari.

Vedere il paziente consente al professionista di osservare espressioni, ambiente e comunicazione non verbale, informazioni che una telefonata non offre. Il telefono rimane tuttavia indispensabile per chi non possiede strumenti adeguati, vive in zone con connessioni insufficienti o incontra difficoltà nell’utilizzo della tecnologia.

Anche la visita in presenza conserva un ruolo fondamentale, soprattutto quando servono una valutazione più completa, un intervento urgente o un contatto diretto con altri servizi.

La scelta migliore dovrebbe quindi considerare diagnosi, gravità, preferenze, capacità tecnologiche e situazione personale. L’assistenza a distanza può ampliare l’accesso, ma rischia di creare nuove disuguaglianze se diventa l’unica porta disponibile.

I partecipanti allo studio erano prevalentemente veterani uomini e le differenze rilevate erano piccole. I risultati non possono essere trasferiti automaticamente a tutta la popolazione o al sistema sanitario italiano.

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