
In Italia sono state confermate 432 infezioni dall’inizio della sorveglianza 2026. La maggior parte dei contagi, però, non provoca sintomi: ecco come leggere i dati senza allarmismi.
I casi di West Nile segnalati in Italia continuano ad aumentare. Secondo il bollettino dell’Istituto Superiore di Sanità del 27 agosto, aggiornato al giorno precedente, dall’inizio della sorveglianza sono state confermate 432 infezioni nell’uomo, contro le 312 del rapporto precedente. Le forme neuroinvasive sono 223, i casi febbrili 144, mentre 63 infezioni sono state individuate in donatori di sangue senza sintomi. I decessi notificati sono 17.
Il dato richiede attenzione, ma va interpretato correttamente. L’aggiunta di 120 segnalazioni non significa necessariamente che tutte queste persone siano state contagiate nell’ultima settimana. Il sistema di sorveglianza aggiorna infatti anche casi insorti in precedenza e comunicati successivamente dalle Regioni.
Il virus è stato rilevato in 66 province di 17 regioni. In Campania risultano 27 casi: 14 attribuiti alla provincia di Caserta, 12 a Napoli e uno a Salerno. La presenza sul territorio non significa però che ogni puntura di zanzara sia pericolosa. Nella maggior parte delle persone l’infezione non dà sintomi; in una quota più piccola può comparire una sindrome febbrile. Le manifestazioni neurologiche sono molto meno frequenti, ma possono essere serie, soprattutto nelle persone anziane o fragili.
Febbre alta, forte mal di testa, confusione, rigidità del collo, tremori o debolezza marcata richiedono un contatto rapido con il medico. Un arrossamento isolato dopo una puntura, invece, non basta per pensare alla West Nile.
La prevenzione resta semplice: utilizzare repellenti secondo le istruzioni, indossare abiti che coprano la pelle nelle ore serali, installare zanzariere e svuotare regolarmente sottovasi e contenitori nei quali ristagna acqua. Non esiste attualmente un vaccino per uso umano contro il virus West Nile.
Un’ultima precisazione riguarda la letalità del 7,2% riportata dall’ISS: è calcolata sulle forme neuroinvasive confermate, non su tutte le infezioni. Inoltre, i dati sono provvisori e il rapporto 2026 non include la distribuzione per età e sesso. Comunicare bene questi limiti è fondamentale per informare il pubblico senza trasformare la sorveglianza in allarme.
Fonte: Istituto Superiore di Sanità, Report n. 5 del 27 agosto 2026 – https://www.epicentro.iss.it/westnile/bollettino/Bollettino_WND_2026_5.pdf
